IL RUGGITO DI GUERRA
Il 28 febbraio 2026 in un’operazione congiunta i governi statunitense e israeliano hanno bombardato l’Iran, azione già messa in atto dagli USA il 21 giugno 2025.
La voglia di guerra e conquista militare imperialista non sembra aver limite per Trump e Netanyahu e rende sempre più concreta la possibilità di un conflitto mondiale.
Con questa aggressione sconsiderata contro l’Iran, di cui ben conosciamo il regime dittatoriale, responsabile nei mesi scorsi di un massacro di manifestanti, e per il quale non nutriamo alcuna simpatia, il governo Netanyahu ottiene sicuramente l’obiettivo di oscurare la carneficina della popolazione palestinese nonostante il tanto sbandierato piano di pace; il presidente degli Stati Uniti, dal canto suo, distoglie l’attenzione dai suoi tanti problemi interni (ad esempio dazi e Epstein files). Non è difficile ipotizzare, poi, l’obiettivo di Israele e USA di spartirsi le ambite risorse energetiche e garantirsi il controllo di postazioni strategiche come il canale di Hormuz: scenari già visti e vissuti anche in Venezuela a inizio anno.
Il governo Netanyahu e la presidenza Trump non sono certamente nuovi a operazioni in spregio delle regole internazionali. Millantando obiettivi militari e strategici, usando il solito controverso pretesto dell’arma nucleare, bombardano un intero paese, e attaccano soprattutto la popolazione civile, per prima una scuola. Gli asserviti media occidentali minimizzano strumentalmente il numero di vittime, ma è noto a chi si informa da fonti locali che il numero di vittime civili nel Paese è incalcolabile.
Il regime dittatoriale iraniano non merita alcuna benevolenza o comprensione, ma ciò non giustifica che qualcuno possa muovere guerra all’Iran e alla popolazione iraniana col risultato certo di destabilizzare un’intera area geografica.
Il ministro degli esteri italiano si è affrettato a dire che l’Iran non deve avere la bomba nucleare, giustificando il bombardamento.
Lotteremo per far pressione sul governo italiano affinché prenda le distanze da queste azioni belliciste e cessi ogni forma di consenso e sostegno ai conflitti.
Fermare le guerre, le distruzioni, i massacri delle popolazioni e il pericolo di un effettivo conflitto mondiale verso il quale siamo proiettati, è un impegno al quale la nostra organizzazione non intende sottrarsi.







