Il Bosco Ospizio di Reggio Emilia

Il Bosco Ospizio di Reggio Emilia non è un semplice spazio verde da amministrare, ma un territorio libero, un organismo vivo che resiste all’avanzata soffocante del capitale e del cemento. Oggi quest’area è finita nel mirino dell’ennesimo progetto di speculazione immobiliare, orchestrato dall’alleanza tra profitto privato e complicità statale. Esprimere totale e incondizionata solidarietà a chi si oppone a questo ennesimo scempio non significa solo appoggiare una vertenza locale, ma riconoscersi in una stessa tensione di liberazione e autodifesa ecologica.

Con molti di coloro che oggi presidiano il Bosco Ospizio abbiamo già condiviso la strada, la rabbia e la complicità a viso aperto. Le nostre strade si sono incrociate nelle battaglie per proteggere il Bosco di Marzaglia a Modena e l’ecosistema del Parco del Secchia, quando ci siamo messi di mezzo per tentare di bloccare con la mobilitazione diretta la costruzione dell’autodromo. Allora come oggi, la logica del potere è sempre la stessa: colonizzare ogni centimetro di terra naturale, trasformare l’ambiente in merce e sacrificare le nostre vite sull’altare del profitto e dell’asfalto.

Ma la devastazione del Bosco Ospizio non è un caso isolato. Svitare la lente locale rivela una ragnatela globale: dalla speculazione reggiana alle grandi opere ecocide che devastano i territori a ogni latitudine, il nemico è l’ideologia del “progresso” capitalistico. In questa continuità di lotte si inserisce con forza l’iniziativa di Libera Officina e dell’USI Modena, che organizzano una street parade a Modena sabato 17 ottobre 2026 per scendere in piazza e nelle vie della città e manifestare contro i cambiamenti climatici, le devastazioni ambientali e rivendicare un’ecologia sociale e radicale. Riprendersi la strada con la musica, i corpi e il conflitto significa riaffermare che la crisi climatica non si combatte con i summit dei potenti, ma con l’autorganizzazione dei territori.

Difendere tutte le devastazioni ambientali e il Bosco Ospizio in particolare in questo momento e attraversare le piazze modenesi significa inserirsi in questo fronte di resistenza allargato:

  • Contro la logica della merce: Rifiutare l’idea che il suolo, gli alberi e la biodiversità abbiano un prezzo o possano essere gestiti dalle compatibilità economiche degli enti locali.
  • Azione diretta e autorganizzazione: Riconoscere che la salvaguardia dei territori non passa dalla delega alle istituzioni o dalle trattative con i devastatori, ma dalla presa di coscienza e dalla lotta dal basso.
  • Dalla lotta locale all’ecologia sociale: Connettere le resistenze di Reggio e del Secchia alle mobilitazioni di piazza come la street parade di Libera Officina e USI Modena, per una critica globale al capitalismo  e al controllo statale sul territorio.

Racconto di un’esperienza di comunità e resistenza sul campo

Siamo stati al presidio permanente del Bosco Ospizio sette volte: in tre occasioni eravamo assieme a tanti altri alle sei del mattino, per giornate in cui si presumeva potessero arrivare le ruspe; in tre occasioni abbiamo frequentato l’assemblea e le attività che vengono proposte al presidio; e poi c’è stato un momento speciale, il presidio di venerdì scorso sotto al Comune di Reggio Emilia mentre una delegazione spiegava le alternative a quel progetto ai vertici di Conad.

La mobilitazione per salvare quel bosco spontaneo ha creato una nuova comunità: una comunità di persone attente le une alle altre, che si è unita attorno a un ideale. Le persone del presidio e chi dorme in tenda ricevono la solidarietà di tantissimi abitanti del quartiere, che ogni giorno portano cibo, offrono la propria casa per chi deve andare in bagno o fare una doccia, o semplicemente passano per salutare e stare in compagnia. Qualcuno di loro ha confidato che gli mancheranno quei momenti, perché si è creata una socialità unica che tantissimi abitanti non avevano mai vissuto prima d’ora. Bisogna passare dal presidio per rendersene conto: ci sono persone di tutte le età e si respira un senso di comunità e di unione che fa stare bene e fa sentire la determinazione di queste persone.

La stessa determinazione ed energia si sentiva in piazza Prampolini a Reggio Emilia venerdì scorso (28 agosto): circa 500 persone erano là per sostenere con cori, canti o semplicemente con la loro presenza la delegazione che si trovava dentro il Comune. Assemblee, collettivi e comitati in lotta per situazioni simili provenivano da Livorno, Bologna, Modena, Torino e da altre parti d’Italia.

“Il bosco si cura” è una frase scritta sulle pareti di legno che dovrebbero delimitare come recinzione la vista del bosco. Non solo il bosco si cura, ma è la comunità fondata attorno ad esso che si sta prendendo cura non solo degli alberi, ma anche degli abitanti, dei sostenitori e delle sostenitrici di questa lotta.

Per questo l’assemblea del Bosco Ospizio ha già vinto.

USI-CIT Modena e LiberaOfficina Mo

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