INCONTRO PUBBLICO SU AMAZON A JESI
Nel pomeriggio di sabato 31 gennaio si è svolto a Jesi, nello Spazio del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri”, un Incontro Pubblico sul tema: “Quali prospettive ci sono per i lavoratori in Amazon”.
L’evento era organizzato dai compagni del Centro Studi in collaborazione con USI-LSA (Logistica e Servizi Affini). Il motivo principale dell’iniziativa è l’annunciata prossima apertura, prevista per settembre dell’anno in corso, di un importante polo logistico di Magazzini Amazon, con dichiarate assunzioni di mille dipendenti in 3 anni, sul territorio di Jesi.
L’Incontro si basava sulle conoscenze della materia da parte di Davide Blotta (Ricercatore e co-autore di Futuro Presente. Il dominio globale di Amazon) e di Luis Seclen (segretario regionale USI in Lombardia nel settore della logistica) per la sua esperienza sindacale e conoscenze contrattuali. L’Incontro aveva lo scopo di far emergere un quadro completo della struttura Amazon sulle sue fonti di arricchimento, sulle sue finalità e soprattutto sui meccanismi di sfruttamento utilizzati a danno dei propri dipendenti.

Il quadro emerso è stato complessivo ed articolato: un’azienda che inizialmente aveva poche migliaia di dipendenti e che in una quindicina di anni è diventata il secondo colosso mondiale con 1,5 milioni di dipendenti dislocati in vari paesi e continenti, il cui obbiettivo principale è aumentare sempre più la velocità nella preparazione e consegna delle merci in vendita per assecondare le esigenze della clientela.
Questo ha una pesante ricaduta sull’incentivazione dei meccanismi di sfruttamento dove sono i logaritmi a farla da padrone, attraverso macchine automatizzate che determinano i ritmi della forza lavoro, ripetitivi e alienanti. Le macchine esercitano anche un controllo sui movimenti dei dipendenti nei magazzini, coadiuvate anche da figure di guardiani, pochissimo pagati, attraverso una politica aziendale del “bastone e della carota”. Chi non mantiene i ritmi standard è soggetto a punizioni progressive fino al licenziamento, viceversa chi mantiene quei ritmi costanti viene premiato con qualche piccola agevolazione, sviluppando una forma di individualismo e di coinvolgimento nel progetto aziendale.
Tutto questo serve anche ad impedire un’aggregazione sindacale di difesa dei propri diritti, propagandata negli stessi documenti aziendali (attenti ai sindacati – si avverte nei comunicati – il rapporto del dipendente deve essere diretto con l’azienda). Per mantenere le condizioni di non sindacalizzazione si utilizza una forte precarizzazione nei contratti di lavoro, l’appalto di settori lavorativi e l’utilizzo di contratti interinali o che hanno un costo minore di quello della logistica, ma soprattutto a temine. Tutte pratiche che consentono un costante ricambio della mano d’opera prima che acquisiscano il diritto all’assunzione a tempo indeterminato.
Tutto questo è stato per molto tempo di ostacolo nel creare le condizioni sindacali di mobilitazioni rivendicative e di sciopero in difesa dei propri diritti. Ma alla fine, in Italia, sono cominciati nel 2017 i primi sciopero nei magazzini di Piacenza e sfociati in uno sciopero nazionale nel 2021. L’azienda reagisce investendo nella robotica o intelligenza artificiale per la sostituzione della mano d’opera che viene espulsa e anche per contrastare i meccanismi di sindacalizzazione in atto. L’incontro si concludeva indicando alcuni obbiettivi sindacali, come quello della riduzione dell’orario di lavoro, di vertenze contro la precarietà del lavoro e per miglioramenti salariali egualitari.
Enrico Moroni









