CONTRO TUTTE LE GUERRE
Nubi sempre più oscure si stanno addensando sopra le teste dei popoli in tutto il mondo. Guerre e distruzioni dall’Ucraina al genocidio in Palestina, al Sudan, tanti sono i focolai accesi, alcuni più noti, altri meno. Ci si è dimenticati della catastrofe che ha rappresentato la seconda guerra mondiale.
Tutti i governi parlano il linguaggio della guerra, del riarmo e di aumentare le spese militari. A spingere in quella direzione è una smisurata voglia di potere, a partire dai governanti più autocrati, ma soprattutto la determinazione delle lobby della produzione e commercio delle armi per realizzare enormi profitti oltre alle potenti lobby della ricostruzione di ciò che le guerre distruggono.
Il governo Meloni, che non dimentica il richiamo al triste ventennio, è in prima fila nell’avvallare le richieste di Trump, in una totale sudditanza, nell’aumentare progressivamente le spese militari fino al 5% nel 2035, una valanga di miliardi di euro da investire. Non ci sono soldi per la sanità a pezzi, per il diritto alla scuola, alla casa, per aumentare salari e pensioni ingoiati dal costo della vita in conseguenza di una economia di guerra, ma magicamente si riescono a trovare risorse per i folli aumenti delle spese militari.
Il governo Meloni per fare aumentare i profitti ai commercianti di armi ha tolto il pagamento dell’IVA, anziché toglierlo nei generi di prima necessità.
Il governo Meloni ha annunciato un piano per la riconversione delle aziende civili in produzioni militari, il contrario di quello che necessita fare, attraverso investimenti frutto delle tasse pagate da lavoratori e pensionati. Questo sì che è un mondo all’incontrario. Non è un caso che anche la nuova finanziaria che si sta preparando si basa sui tagli ai servizi sociali per poter poi permettere d’investire sugli aumenti delle spese militari.
Il governo Meloni per attivare il suo programma di economia di guerra, imponendo sacrifici sempre maggiori a lavoratori e lavoratrici, necessita di leggi sempre più repressive, come sta facendo. Ma proprio in questi ultimi tempi abbiamo constatato che di fronte all’allargamento del fronte di lotta rivendicativo e solidale, sempre più partecipato e radicale, le leggi repressive, come la criminalizzazione del blocco stradale, rimangano inapplicate. Quello dei movimenti dal basso è l’unica strada percorribile ed efficace.
Il governo Meloni sta portando i rappresentanti militari all’interno delle scuole per fare propaganda per l’arruolamento nell’esercito, educando i giovani alla guerra in nome della patria, prospettando una carriera militare garantita. Quello che in realtà si garantisce è di smettere di pensare con la propria testa, obbedendo ciecamente alla gerarchia militare che esercita un potere assoluto sull’individuo.
La realtà è che il vero nemico da combattere non è all’esterno, ma all’interno dei confini e si chiama sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura. E’ qui che dobbiamo combattere in solidarietà con gli sfruttati di tutto il mondo. Solo con l’abbattimento dei confini e di ogni forma di sfruttamento, con l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione potrà nascere una nuova società basata sulla pace reale, nella libertà, nell’uguaglianza, nella vera giustizia sociale, nella pratica dell’autogestione in tutti i livelli della società, senza più servi né padroni.
Unione Sindacale Italiana (USI CIT) Comitato dei Delegati 26 – 10 – 2025 Modena







