PER LA LIBERTA’ DEL ROJAVA E CONTRO LA REPRESSIONE DEL REGIME DI ERDOGAN

Nella giornata del 15 febbraio si sono svolte a Milano, in contemporanea con quella di Roma, le manifestazioni nazionali a sostegno dei curdi, sotto attacco dal governo turco di Erdogan al proprio interno e nei territori del Rojava nel nord della Siria.

La manifestazione a Milano partiva da Largo Cairoli, dato come concentramento per il corteo. Tantissime le bandiere e simboli curdi, molte le immagini che ritraevano Ocalan, il presidente del partito dei lavoratori curdi tuttora in carcere. Circa un migliaio i partecipanti, molti gli striscioni in difesa del Rojava e gli slogan, anche unificanti la lotta dei curdi con quella dei palestinesi. Davanti al corteo un camioncino che lungo il percorso intrecciava musiche ed interventi.

L’Unione Sindacale Italiana ha partecipato all’interno di uno spezzone rosso/nero in cui erano presenti anche compagni della FAI, con lo striscione “Nostra patria è il mondo intero”, del Circolo anarchico del Ponte della Ghisolfa e altre componenti libertarie. E’ da evidenziare che quella di USI CIT è stata l’unica presenza sindacale. La nostra partecipazione era di adesione all’appello per la liberazione di Ocalan prigioniero nelle carceri turche da ormai 26 anni, convinti che la sua liberazione porterebbe anche ad una svolta positiva per la soluzione della questione curda. Purtroppo tanti sono gli oppositori, molti i curdi, nelle terribili prigioni turche, dove viene anche praticata la tortura. Recentemente Ebru Timtik, una giovane donna curda avvocatessa, è morta dopo 238 giorni di sciopero della fame per protestare contro l’ingiusta detenzione. Non è la sola a morire nello stesso modo e per le stesse motivazioni. La nostra partecipazione era, soprattutto in questa fase, per protestare contro gli attacchi militari di Erdogan alle comunità con presenze curde in Rojava, nel nord della Siria, approfittando del ribaltone che c’è stato in quella nazione ad opera delle risorte forze Jihadiste, sostenute e alleate di Erdogan. Dal confine turco si sta cannoneggiando e partono le incursioni aeree per colpire le località in Rojava. Con il sostegno sul territorio delle forze Jihadiste si sta marciando contro Kobane. Siamo tutti a conoscenza che Kobane è stata la città simbolo conquistata dalle milizie curde composte da uomini e da formazioni di donne, decretando la fine del Califfato dell’ISIS. Dopo quella vittoria, di cui ne hanno giovato i stessi governi occidentali e non solo, sotto la spinta del movimento curdo si è sviluppato un percorso di Confederalismo Democratico, in armonia con tutte le popolazioni presenti nell’area del Rojava, superando ogni forma di nazionalismo, nella pratica del decentramento e dell’autogestione territoriale, promuovendo una rivoluzione femminile nella gestione paritaria tra uomini e donne della società e nell’assoluto rispetto dell’ambiente. Queste conquiste emancipative, nel timore che si possano propagare, spiegano perché le cosiddette democrazie occidentali restano neutrali di fronte alle gravi aggressioni da parte del governo di Erdogan, e dei suoi alleati Jihadisti, anche per il forte legame d’interessi che hanno con la Turchia che ospita le basi Nato. Solo una mobilitazione internazionale dei lavoratori e lavoratrici può esercitare quella pressione necessaria a fermare le aggressioni di Erdogan. Per questo L’USI CIT ha indicato nella giornata del 29 marzo una mobilitazione internazionale invitando tutte le organizzazioni anarcosindacaliste della CIT a partecipare e invitando localmente le stesse associazioni curde e sindacati di base a sostenere.

  E. M.

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