Milano - Sciopero all'Istituto Sacra Famiglia

Una importante giornata di sciopero delle lavoratrici e lavoratori dell’Istituto della Sacra Famiglia

 

Dopo le assemblee infuocate dei giorni scorsi da parte dei dipendenti della Sacra Famiglia, i cortei interni contro i dirigenti aziendali, il presidio riuscito davanti ai cancelli dell’Istituto, è stata effettuata una giornata di sciopero il 19 febbraio, per dare una forte ed eloquente risposta alla Direzione Aziendale che in modo arbitrario e unilaterale ha imposto il passaggio dei propri dipendenti assunti con contratto Aris (circa 900) al contratto peggiorativo Uneba, con cui erano stati assunti i propri dipendenti dopo il 2008.

Uno sciopero molto partecipato e riuscito, sia nella sede centrale di Cesano Bosconi che nelle sedi della altre filiali. Riuscito malgrado l’Azienda abbia giocato sporco, applicando impropriamente in occasione delle sciopero, le regole previste del contratto Aris disdettato che prevedeva la presenza del 50% per i servizi essenziali, invece delle regole dell’Uneba che prevedono il 33%, imponendo la sostituzione dei comandati in malattia, cosa che l’Uneba non prevede. Ciò nonostante si sono create delle disfunzioni organizzative lamentate dall’Azienda che ha fatto un esposto al Prefetto.

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Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova

"Bilancio" del CALP sul presidio a varco Etiopia di lunedì 17 contro la presenza nel porto di Genova della Bahri Yanbu.

 

Sono passati alcuni giorni dal presidio a Varco Etiopia contro l'arrivo della Bahri Yanbu e può essere il momento per alcune riflessioni e un abbozzo di bilancio.

Provando a districarsi nel grande meccanismo della guerra si corre il rischio di perdersi e di incrociare un'ipocrisia dopo l'altra. Di fronte a quest'enormità pare solitamente che non si possa fare nulla o che i gesti e le azioni rimangano di fatto inefficaci. A noi invece pare che quello che è successo negli ultimi mesi attorno alla lotta contro la Bahri sia importante e produca degli effetti reali: mentre conoscevamo conflitti semisconosciuti e luoghi dai nomi difficili abbiamo conosciuto altri compagni, vicini e lontani e che in qualche caso avevano cominciato questa battaglia ben prima di noi. Una dimostrazione della dimensione assunta è la variegata (e se consideriamo il giorno feriale e la pioggia, pure significativa) partecipazione al presidio di Lunedì 17: volevamo bloccare l'ingresso principale del porto e chi c'era è stato da subito disponibile a porsi su questo piano e il blocco è durato più di sette ore, in barba agli avanzamenti repressivi dei governi. Danni reali forse non molti, perché probabilmente le contromisure per la gestione del traffico portuale, deviato sui varchi secondari, erano state prese in anticipo. Ma comunque un segnale significativo.

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14 febbraio 2020 - SCIOPERO GENERALE della Scuola

LO SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA E' SOLO L'INIZIO!

 

Quella del 14 febbraio è stata una giornata importante, che ha visto scendere in piazza, in diverse città, migliaia di lavoratrici e lavoratori della scuola, studenti e studentesse, educatrici ed educatori, con rivendicazioni comuni e uniti contro un governo capace solo di tagliare da una parte ed incrementare la precarietà e l’incertezza lavorativa dall’altra.

Lo Sciopero generale della scuola, proclamato da USI-Educazione, Cub Sur, Sgb, Adl Cobas e Sial Cobas (che ha esteso la proclamazione anche ai dipendenti privati operanti nella scuola, quindi educatori, addetti alle pulizie, ecc.), è frutto della volontà di autorganizzazione e lotta da parte delle lavoratrici e dei lavoratori precari/e della scuola, che hanno dato vita a Coordinamenti di precari autoconvocati in diverse città, in collegamento e collaborazione fra loro.

Il Coordinamento Precari Autoconvocati infatti, nato a Milano agli inizia di novembre, in pochi mesi ha visto crescere una rete orizzontale, composta da insegnanti ma non solo, che si è sviluppata su tutto il territorio nazionale, dalla Lombardia alla Sardegna, dalla Toscana alla Puglia, con obiettivi e metodologie comuni.

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Appello del COLLETTIVO AUTONOMO LAVORATORI PORTUALI di Genova

GUERRA ALLA GUERRA! PACE FRA I POPOLI!

C’è una nave, la Bahri Yanbu, carica di potenti armi di distruzione (elicotteri da guerra, munizioni per cannoni, ecc.) che sta solcando i mari  sostando in vari porti.

Una nave portatrice di morte che rifornisce le guerre in tutto il Medio Oriente.

Guerre come quella nel Kashmir, che durano da 70 anni.

Un traffico di armi che serve solo ai guadagni dell’industria bellica e per far prosperare grossi interessi economici. Che alimenta conflitti sanguinosi in diverse parti del mondo utili al predominio dei governi nello sfruttamento delle risorse locali, ma che provocano distruzione e morti innocenti tra la popolazione e impongono esodi migratori di massa.

Le prime mobilitazioni contro il traffico di armi di questa nave si sono già svolte con un Presidio ad Anversa (Belgio) l’1 febbraio 2020.

Già nei mesi scorsi, nel porto di Genova, una mobilitazione partita dai lavoratori del porto ha ottenuto un clamoroso successo, impedendo l’imbarco di materiale bellico diretto in Arabia Saudita e destinato alla guerra in Yemen. Analoghe manifestazioni a sostegno del blocco del traffico di armi si sono svolte in altri porti europei (Le Havre, Marsiglia, Bilbao) contro navi della compagnia saudita Bhari.

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Lavoratori in lotta all'Ist. Sacra Famiglia di Milano

LE LAVORATRICI E I LAVORATORI DELLA “SACRA FAMIGLIA” RESPINGONO CON LA LOTTA L’ATTACCO AZIENDALE AI PROPRI DIRITTI

L’Istituto ospedaliero della “Sacra Famiglia” non perde mai il vizio di mettere le mani nelle tasche dei suoi dipendenti, già costretti a sopportare pesanti ritmi di lavoro soprattutto nei reparti operativi della degenza, allo scopo di aumentare i profitti aziendali.

E’ un giochetto che gli riesce bene. Già tre anni fa, avvalendosi della sottoscrizione di alcuni sindacati, aveva incassato un accordo che aveva ridotto di 4 giorni le ferie dei propri dipendenti e la sospensione del premio di produzione. Un accordoal quale si erano opposti e mobilitati fin da subito l'Unione Sindacale Italiana e i Cobas.

Adesso l’azienda ci riprova anticipando di un anno, secondo una propria interpretazione, la scadenza di quanto previsto dall’accordo stesso. Prima minaccia, poi comunica come attuattivo, in modo unilaterale, il passaggio dei dipendenti che sono stati assunti con il contratto Aris, circa una metà, al contratto dell’Uneba dove sono assunti un’altra parte dei dipendenti, un passaggio che implica numerose penalizzazioni, come quello di passare dalla settimana lavorativa di 36 ore a 38.

(in merito al recente rinnovo del contratto Uneba leggi anche UNEBA E DINTORNI: SEMPRE PEGGIO!)

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